Biografia da fotografo

Nasco come fotografo l’ultimo giorno del 2011, in una città straniera, grazie a una persona che mi voleva un gran bene: mi regalò una reflex. Quella persona ci aveva visto lungo.

All’inizio ho cominciato a scattare senza capirci granché, anche se un po’ mi migliorarono un paio di corsi di fotogiornalismo. D’altronde questa è l’epoca del digitale: se tiri una foto che imita il latrato di un cane, non hai i costi della pellicola e dello sviluppo da sostenere. Puoi continuare ad abbaiare quasi gratuitamente.

Quando ho iniziato a studiare, le cose sono cambiate. Parecchio.

Il mio primo lavoro da professionista è del 2015. Una sfida durissima e affascinante, in una città disabitata da 2000 anni. Ebbi perfino la sensazione che ci fossero i fantasmi, e forse qualcuno fece un paio di smorfie nell’obiettivo della mia nuova full-frame della Canon, che nel frattempo aveva sostituito “il dono”. E’ durante quel lavoro che ho  imparato che la fotografia non esiste senza rischio. Per fare in modo che nell’obiettivo entri quello che ci deve entrare, devi mettere in gioco la tua anima e qualche volta anche la tua incolumità. E’ un invito a danzare che fai alla realtà che ti sta intorno. Se non sei il primo a farlo, è difficile che lei lo faccia per te.  

Da allora non mi sono più fermato: a oggi, vanto oltre 250 servizi fotografici per numerosi committenti, alcuni dei quali abbastanza prestigiosi. Ne ho fatti di diverso genere: lifestyle, food, architettura, cerimonie e via discorrendo.
(Tra un servizio e un altro però ho fatto pure tanta street photography)

Studio e cerco di migliorarmi ogni giorno.
Provo a essere preparato per quando accade qualcosa intorno a me. Come dicevo, salvare ciò che vedi costa tanta fatica. Devi metterci disciplina, impegno e conoscenza. E queste tre cose insieme possono non bastare se non sono accompagnate da un’autentica ricerca di te stesso. Per fortuna, ogni volta che mi guardo indietro penso sempre che ne è valsa la pena.